NARDINI: GRANDI DISTILLATI

Staff | Produttori Mar 08, 2021

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NARDINI: GRANDI DISTILLATI

Scrivere della Distilleria Nardini vuol dire scrivere della distilleria più antica d’Italia. Parliamo di un vero e proprio patrimonio culturale e industriale del nostro Paese che deve la sua nascita, nel 1779, a Bortolo Nardini originario del Trentino e precisamente della Val di Cembra, zona di antica tradizione enologica. In quelle zone, era pratica assai diffusa distillare le vinacce per trarne una fonte di reddito e di sostentamento e i distillatori si spostavano di casa in casa, con un alambicco mobile, per distillare le vinacce ottenute dalla produzione del vino. Nardini, affascinato fin da giovanissimo dall’ arte della distillazione, decise di dedicarsi a questa professione. A Bassano del Grappa, dove si trovava per lavoro, Nardini fu vittima di un incidente che lo costrinse a fermarsi nella città che, durante la convalescenza, ebbe la possibilità di conoscere meglio e di capirne l’importanza strategica come crocevia commerciale tra la Valsugana e Venezia. Ripresosi dall’infortunio, Nardini, spinto dalla passione e dalla tenacia e grazie al suo spirito imprenditoriale, acquista l'Osteria al Ponte, oggi “Grapperia Nardini”, per produrre grappa con un alambicco in pianta stabile e rivenderla. Nardini smise, quindi, i panni del distillatore “nomade ” e iniziò a produrre grappa con le vinacce conferitegli dai contadini stessi. Bortolo chiama la sua grappa “Aquavite di vinaccia”, alla maniera latina senza la “c”. Nasce la prima grappa d’Italia, la Grappa Nardini. Inizialmente, la produzione di grappa avveniva con alambicchi tradizionali a fuoco diretto ed il distillato conservato in grandi giare di rame tutt’oggi esposte in Grapperia al Ponte. Nel 1860 viene introdotta una grande novità nel processo di distillazione della grappa: l’alambicco a vapore. L’adozione di questo metodo permise di migliorare notevolmente la qualità della grappa rispetto agli alambicchi a fuoco diretto, permettendo di preservare la qualità delle vinacce senza bruciarle. Oggi è uno dei metodi più utilizzati nell’intera produzione di grappa. Il successo della grappa Nardini si allargò a tutta la nazione e, nel 1910, la nuova generazione di Nardini introduce nel mercato la grappa Nardini riserva invecchiata in botti di rovere. Nel primo dopoguerra Nardini introduce un’altra novità nel processo di distillazione, la tecnica della doppia rettifica, che assicura una purezza superiore al prodotto. La continua ricerca e studio per creare distillati di qualità sempre maggiore porta Nardini, nel 1963, ad introdurre la distillazione sottovuoto a vapore che permette di mantenere inalterate le caratteristiche organolettiche di partenza della materia prima caratterizzando la Grappa Nardini per il suo inconfondibile bouquet floreale. Fin dai primi anni Duemila, Nardini, guidata dal proprio spirito pioneristico, avvia una collaborazione con i migliori bartender internazionali per promuovere la cultura della grappa in miscelazione.